In questo numero
Editoriale
Dolce è l'abbandono
di Massimo Consorti
...Chissà perché quando abbiamo pensato l’Abbandono ci siamo guardati nello specchio. Eppure, pianificando ad inizio d’anno i temi per UT, lo avevamo collocato a ridosso del Natale per una provocazione, così come 12 mesi fa lo era stata la Solitudine. A ripensarci oggi potremmo dire che l’Abbandono, e cioè il lasciare, l’essere lasciato, il lasciarsi andare, capita a proposito nel contesto di un’esistenza trascorsa ad aspettare santificando quasi l’attesa e guardando la punta delle scarpe che vanno mentre intorno il mondo gira...
Elzeviro
Il gatto in un appartamento vuoto
di Pier Giorgio Camaioni
Morire. Questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti
strofinarsi contro i mobili?...
(Wislawa Szymborska)
Racconto breve
Abbandono fumantino
di Maria Lenti
Consonanza con le canzoni: anche per me l'abbandono più sofferto è avvenuto d'estate. Un 5 luglio - fumantino, il giorno, più fumantino non sarebbe potuto essere - di sole, di colori, di odori. E di sapori, se il trasloco non mi avesse costretto a un panino. Imbottito...
Schegge letterarie
Dell'abbandono
di Maria Grazia Maiorino
...Eloi, Eloi, lema sabactani? (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?) Il grido sale al cielo dalla croce, il volto del padre è nascosto, il mondo intorno viene scosso da un tremito disperato. Noi tutti ci riconosciamo fratelli nel grido di quel Cristo. Se perfino lui...E l'infinita lontananza della divinità ci appare come un mistero inquietante...
Primo Levi e la vendetta dei topi
di Michele Ortore
Non voglio peccare di presunzione, se provo a spiegare -immaginare- perché abbia fatto quel che ha fatto. L'aria dal sapore troppo dolce e marcio, in quella pianura senza contrasto -un immenso bianco e nero di colori freddi-. Scheletri che non sanno nemmeno più camminare, ma capaci di essere cani, se da azzannare c'è l'osso della sopravvivenza. Glauche ed ariane risa, assenza di pensiero. La vendetta dei topi: anche l'uomo può essere cavia.
Poesia e poeti
Vae soli!
di Emanuele Feliziani
Muove sulla pelle il vento
e tatua brividi a brandelli
nelle vene a minare
lo sconforto di un sospetto
nuovo: che forse è vero che
non tutto è chiuso blindo
in queste quattro vertebre
e il midollo splende in fondo
non in vano, forse più giù
lungo la mano...
Anna Dora
di Enrica Loggi
La bambola Anna Dora ha gli occhi persi
s'allontana dal mondo coi suoi giorni
veste l'abito di trina consumata
- solo una posa - e lascia
che il tempo scorra lento sulle mani
di bisquit, come in visita cortese...
Ah
di Francesco Scarabicchi
Ah, il tempo che passa alle mie spalle,
sulle mie scarpe nuove, sulla pelle,
il giovane tempo che non ho incontrato,
il tempo abbandonato a mia insaputa,
quello smarrito lungo vie contrarie,
il tempo solitario di ogni notte...
L'opera
L'abbandono positivo
di Teodosio Campanelli
con uno scritto di Massimo Consorti
Abbandonarsi nel parco giochi della luna è un dato dello spirito. E più vola alto e più rasenta il terreno dei passi cadenzati di un tango disperato. È come se inseguissimo noi stessi fino a catturare il cuore e l’anima in attesa di lasciar scivolare le braccia lungo il corpo. La conseguenza diretta dell’abbandonarsi è la serenità inseguita fra mille vie che si dipanano come una matassa impazzita mentre il gatto ci gioca facendo le fusa. Ci sono i colori del lasciarsi andare e ci sono gli alberi fra i quali giocare a mosca cieca con la vita, il più bel gioco del mondo...
L'oggetto pensante
Solo parole
di Francesco Del Zompo
Parole, restano solo parole, semplici e disconnesse articolazioni verbali che saltellano nel vano grigio che le ospita. A volte vorrei essere un cane senza padroni che morde all’improvviso contraendo la mascella fino a far sanguinare i denti, sfornito di motivi, infilando il muso dove capita per afferrare l’osso. Lamentarmi senza essere capito, urlando alla luna nascosta dal drappo della notte.
Non c’è che rancore per le strade buie del giorno...
Non c’è che rancore per le strade buie del giorno...
La vignetta
L'abbandono
di Giuseppe Piscopo

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